Joanna - Bambola narrativa ed emozionale
Bambola artistica artigianale narrativa emozionale in porcellana e stoffa, pezzo unico. Alta 40 cm. Spedizione Gratuita.
Joanna - Bambola narrativa ed emozionale
Joanna possedeva molti abiti, ma ve n'era uno che prediligeva sopra ogni altro.
Era stato confezionato per lei da una sarta di Bath in occasione del suo diciottesimo compleanno e pareva appartenere più ad un ritratto che alla vita quotidiana.
La veste era composta da seta color rosa antico e avorio, con ampie maniche raccolte ai polsi e una profusione di trine che cadevano leggere sulle spalle. Una grande gorgiera di merletto bianco incorniciava il suo volto pallido e, sul petto, piccoli fiori di stoffa erano intrecciati a sottili fili di perle.
La gonna era ricca e pesante, fatta di strati sovrapposti di seta, tulle e pizzo. Lungo l'orlo correvano nastri color azzurro polvere, terminanti in piccoli fiocchi che si muovevano appena quando Joanna camminava.
Ma ciò che tutti ricordavano era il suo cappello. Grande, quasi eccessivo secondo il gusto delle signore più anziane, ricoperto di pizzi color avorio, rifinito da un'antica passamaneria dorata e ornato da un grande fiocco celeste, fili di perle e un fiore di stoffa. Joanna non permetteva a nessuno di toccarlo.
«È il cappello con cui mi vedrà tornare», diceva.
Nella mano portava inoltre un ventaglio di piume bianche, dentro la quale custodiva un fazzoletto ricamato, una minuscola boccetta di profumo alla violetta e una lettera piegata quattro volte.
Quella lettera non la mostrò mai a nessuno.
Joanna viveva con suo padre in una grande casa appena fuori Bath, lungo una strada percorsa dalle carrozze e, da pochi anni, anche dalla nuova linea ferroviaria. A poco più di mezzo miglio dalla proprietà sorgeva una piccola stazione.
Non era che un edificio di mattoni scuri, con due panchine di legno, un orologio annerito dal fumo e una pensilina di ferro battuto sotto la quale, nelle giornate di pioggia, si raccoglieva l'odore del carbone bagnato.
Fu proprio là che Joanna aveva salutato Edward Ashcombe.
Era un giovane ufficiale che ella aveva conosciuto durante un ricevimento nell'estate precedente.
La loro frequentazione era durata poco, almeno secondo il calendario.
Per Joanna, invece, era bastata.
Il giorno della partenza, Edward le aveva stretto la mano più a lungo di quanto le buone maniere avrebbero consentito.
«Tornerò con il treno delle quattro», le aveva detto sorridendo. «Quando vedrete di nuovo le camelie fiorire, aspettatemi.»
Joanna rise.
«E se foste in ritardo?»
«Allora aspettatemi ancora un poco.»
Furono le ultime parole che gli udì pronunciare.
Passò l'autunno. Passò l'inverno.
Quando nel giardino della casa comparvero le prime camelie, Joanna fece preparare il suo abito più bello.
Quel pomeriggio raggiunse la stazione.
Alle quattro il treno arrivò avvolto in una nube di vapore.
Scesero due signori, una donna con tre bambini, un uomo anziano accompagnato da un cane e un giovane commesso con una valigia troppo grande per lui. Edward non scese. Joanna aspettò il treno successivo.
Poi quello del giorno dopo.
E quello ancora dopo.
Per settimane, alla medesima ora, la si vide percorrere la strada verso la stazione con il grande cappello di pizzo sul capo e la piccola borsa stretta nella mano.
Il capostazione finì con l'abituarsi alla sua presenza.
Quando la vedeva arrivare, le apriva il cancelletto senza chiederle il biglietto.
«Oggi forse, signorina Joanna», le diceva.
Ed ella rispondeva sempre:
«Oggi forse.»
Poi, una mattina di febbraio, arrivò una lettera indirizzata a suo padre.
Quella sera l'uomo rimase a lungo chiuso nello studio. Quando ne uscì aveva il viso molto pallido. Consegnò a Joanna una busta. Ella la lesse in piedi, accanto alla finestra. Non pianse. Non fece domande.
Ripiegò semplicemente il foglio quattro volte e lo mise nella sua piccola borsa.
Il giorno seguente, alle tre e mezzo, indossò nuovamente il suo abito.
La governante la osservò mentre sistemava le perle del cappello.
«Non andrete alla stazione anche oggi, signorina?»
Joanna la guardò attraverso lo specchio.
«Edward mi ha pregata di aspettarlo.»
«Ma la lettera…»
«Un gentiluomo mantiene sempre la parola.» E uscì.
Da quel giorno nessuno cercò più di fermarla.
Passarono i mesi.
Poi gli anni.
Joanna continuava a raggiungere la stazione ogni pomeriggio, sempre con lo stesso abito, benché i pizzi cominciassero lentamente a scolorire e i nastri azzurri perdessero la loro lucentezza.
Alle quattro, quando il fischio del treno si udiva in lontananza, ella si alzava dalla panchina.
Ogni volta. Guardava uno ad uno i passeggeri che scendevano. Poi tornava a sedersi.
«Domani», mormorava.
Una sera di novembre il treno delle quattro giunse con quasi un'ora di ritardo.
La nebbia era così fitta che le lampade della stazione sembravano piccole lune sospese nel nulla.
Il capostazione vide Joanna seduta sulla solita panchina.
«Fareste meglio a rincasare, signorina.» Joanna scosse il capo. «Questa sera verrà.»
Quando finalmente il treno entrò nella stazione, una grande nube bianca ricoprì il binario.
Per qualche istante non si vide più nulla.
Il capostazione udì aprirsi uno sportello. Poi dei passi.
Gli parve persino di sentire la voce di un uomo pronunciare il nome di Joanna.
Quando il vapore si dissolse, la panchina era vuota. Joanna era scomparsa.
La cercarono lungo i binari, nella sala d'attesa, sulla strada che conduceva alla casa.
Non la trovarono mai. Sulla panchina rimaneva soltanto il suo fazzoletto ricamato.
Molti anni dopo, quando suo padre morì e la grande casa venne svuotata, la governante trovò la lettera che Joanna aveva ricevuto quel lontano febbraio.
Diceva che Edward Ashcombe era morto durante il viaggio di ritorno verso l'Inghilterra.
La data della sua morte precedeva di tre giorni quella promessa fatta alla stazione.
Ma sul retro della lettera, tracciata con una grafia che nessuno riconobbe, compariva una sola frase:
«Aspettatemi ancora un poco.»
La vecchia stazione venne chiusa molti anni più tardi.
I treni smisero di fermarsi e l'edificio rimase abbandonato accanto ai binari.
Eppure i ferrovieri raccontavano che, nelle sere di nebbia, passando in quel tratto si poteva ancora scorgere una giovane donna sotto la pensilina.
Portava un grande cappello di pizzo, un abito chiaro ornato di nastri azzurri e una piccola borsa di piume stretta fra le mani.
Ma la cosa più curiosa era un'altra. La donna non guardava mai i treni. Sembrava invece conversare con qualcuno accanto a lei. Qualcuno che, dal finestrino, nessuno riusciva a vedere.
Forse Joanna attese Edward per tutta la vita.
O forse quella sera d'autunno il treno delle quattro portò finalmente il passeggero che ella aspettava da tanti anni.
E questa volta, quando ripartì, Joanna salì con lui.

Prende forma da una porcellana opaca e luminosa allo tempo stesso, una materia antica che non si limita a riflettere la luce ma la trattiene, la assorbe appena sotto la superfice, restituendo una pelle viva, vellutata, attraversata da sfumature sottili e impercettibili, come se ogni tono fosse emerso lentamente, strato dopo strato, anziché essere semplicemente dipinto; è una porcellana che porta con sé il respiro delle tecniche di un tempo, rifinita secondo la tradizione delle bambole vintage, dove ogni dettaglio non nasce dalla fretta ma da gesti pazienti, da passaggi lenti, da un'attenzione rituale che lascia nella materia una traccia ed un energia silenziosa, riconoscibile da chi sa osservare e sentire davvero.
Il volto conserva quella lieve imperfezione che rende ogni espressione unica, mai identica, mai replicabile, mentre la superficie opaca evita ogni riflesso artificiale e permette allo sguardo di posarsi senza distrazioni, come accade con gli oggetti antichi che non cercano di brillare ma di restare; le mani i lineamenti il viso seguono la grammatica delle bambole di un tempo evocando un'estetica sospesa tra memoria e presenza dove la tecnica non è solo costruzione ma linguaggio e ogni scelta racconta una storia.
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DETTAGLI TECNICI:
- Altezza: circa 40 cm.
- Materiali: porcellana e stoffa
- Capelli lunghi lisci lucidissimi e pettinabili
- Abito sartoriale
Pezzo Unico non riproducibile
INCLUSO:
- Certificato di Adozione Evelune Art
- Memoria dell'Anima stampata
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NOTA IMPORTANTE
Questa creazione è un opera artistica artigianale, realizzata come pezzo unico da collezione e destinata esclusivamente ad un pubblico adulto. Non è un giocattolo e non è progettata nè destinata all'uso da parte di bambini, non essendo adatta alla manipolazione infantile.
