Jiselin la bambina campanellino
Bambola artistica emozionale e narrativa, in vinile, stile Fantasy. Spedizione gratuita. 60 cm.
Jiselin la bambina campanellino
Jiselin venne al mondo senza conoscere la voce di sua madre. La donna morì poche ore dopo averla stretta al petto, lasciandole soltanto un nome e alcune piccole cose preparate nei mesi dell'attesa: una copertina ricamata, un nastro ormai scolorito e un minuscolo angelo di stoffa che avrebbe dovuto vegliare sulla sua culla.
Suo padre la crebbe come poté. Era un uomo giovane allora, ancora convinto che le guerre appartenessero ai racconti degli uomini vecchi e che nessuno sarebbe mai venuto a bussare alla sua porta per portarlo via, ma un maledetto giorno vennero...
Partì con una divisa troppo grande sulle spalle e la promessa di tornare presto a riabbracciare la sua piccola, ma non tornò mai, non giunse una tomba, non giunse un corpo, soltanto una lettera molti mesi più tardi, poche righe impersonali nelle quali si diceva che era disperso durante una battaglia di cui ormai nessuno ricordava nemmeno il nome.
Jiselin rimase con suo nonno: si chiamava Elias ed era un uomo dalle mani enormi.
Mani capaci di spaccare la legna, aggiustare una ruota, inchiodare una trave e, nello stesso pomeriggio, intagliare nel legno il volto minuscolo di una bambola. Costruiva giocattoli, cavalli, burattini, scatole musicali, piccoli animali articolati, ma l'opera più bella della sua vita la costruì per Jiselin.
Jiselin era muta, si, era cresciuta, aveva imparato a camminare, a riconoscere le lettere, a sorridere e perfino a ridere senza emettere quasi alcun suono, ma la parola sembrava essersi fermata da qualche parte tra il cuore e la bocca.
I medici avevano dato spiegazioni diverse, ma nonno Elias non ne aveva mai voluta ascoltare nessuna.
Quando qualcuno diceva che alla bambina mancava qualcosa, lui diventava improvvisamente severo e nervoso
«Non le manca niente!!», rispondeva.
«Dobbiamo soltanto imparare ad ascoltarla.»
Fu per questo che una sera d'inverno cominciò a lavorare a un oggetto diverso da tutti gli altri.
Prese il piccolo angelo che la madre di Jiselin preparò per la sua culla, ne conservò il volto e alcuni frammenti della vecchia stoffa, ormai fragile come carta, gli costruì un corpo nuovo, gli aggiunse piccole ali e lo fissò sulla sommità di una lunga impugnatura di legno levigato, poi legoò sulle gambine dell angelo 2 minuscoli campanellini.
Quando finalmente lo consegnò alla bambina, Jiselin lo mosse appena.
Tin.
Un unico suono sottile attraversò la stanza.
Lei spalancò gli occhi.
Lo mosse ancora.
Tin. Tin.
Elias sorrise.
«Vedi?»
Le prese delicatamente le mani.
«Non tutte le voci nascono nella gola.»
Da quel giorno inventarono insieme un linguaggio.
Un suono significava sì.
Due significavano no.
Tre significavano vieni qui.
Una lunga cascata di campanelli significava che Jiselin era felice.
Quando invece aveva paura, stringeva il sonaglio senza scuoterlo, e allora Elias sapeva che doveva sedersi accanto a lei.
La sera, davanti al fuoco, le raccontava che molto tempo prima la gente credeva che le campane possedessero un potere particolare, il loro suono poteva attraversare la nebbia, poteva indicare la strada ai viandanti, poteva arrivare dove gli occhi non arrivavano e qualcuno sosteneva persino che potesse essere udito da coloro che non appartenevano più completamente al mondo dei vivi.
Jiselin ascoltava immobile, poi guardava il suo piccolo angelo.
Una sera Elias le disse: «Un giorno io sarò troppo lontano perché tu possa vedermi.»
Lei abbassò immediatamente gli occhi.
Elias le sollevò il mento.
«Ma quando quel giorno arriverà, non credere mai di essere rimasta senza voce, nè sola...»
Indicò il sonaglio. «Se il mondo non saprà ascoltarti, fallo suonare più forte!!»
Jiselin lo abbracciò, e per diversi minuti nessuno parlò....
Passarono gli anni, nonno Elias diventò più lento, le sue mani continuarono a costruire giocattoli, ma cominciarono a tremare.
Poi arrivò un inverno terribilmente freddo.
Una mattina Jiselin entrò nella sua stanza e comprese, ancora prima di avvicinarsi al letto, che il nonno se n'era andato.
Rimase accanto a lui per ore, non pianse, strinse soltanto il suo piccolo angelo fra le mani, come il nonno le aveva insegnato. Poi lo sollevò.
Una volta.
Tin.
Aspettò.
Due volte.
Tin. Tin.
Ancora silenzio.
Allora cominciò a scuoterlo disperatamente.....
I campanelli riempirono la stanza.
Suonarono per tutte le parole che Jiselin non aveva mai potuto pronunciare, per tutte le lacrime che non riuscita a versare e quando finalmente abbassò il braccio e si arrese, dal sonaglio arrivò un ultimo, piccolissimo suono.
Tin.
Jiselin era certa di non averlo mosso. Alzò lentamente gli occhi e sorrise.
Perché nel linguaggio che Elias aveva inventato per lei tanti anni prima, un solo rintocco significava sì.
Qualcuno raccontava di averla incontrata molti anni dopo lungo strade coperte di nebbia, con i lunghi capelli, il suo elegante abito rosa e quel curioso giocattolo stretto fra le mani....
Da allora Jiselin cerca soltanto qualcuno che sappia custodirla con la stessa dolcezza con cui Elias custodì il suo silenzio.
Jiselin prende forma da un vinile morbido, opaco e ricettivo, capace di accoglier il colore non solo sulla superficie ma nella materia. Il suo corpo in stoffa, morbido e cedevole restituisce una sensazione sorprendentemente reale quando viene sostenuto tra le braccia, come se il suo peso non fosse soltanto fisico.
Puoi posizionarla come preferisci, è alta circa 60 cm da distesa.
Con certificato di Autenticità firmato Evelune Art e la sua Memoria dell'Anima.
-----
Questa creazione artistica è un pezzo da collezione, unico, destinato ad un pubblico adulto. Non è un giocattolo.
